FORUM CODACONS PIEMONTE

Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori

 

 

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Disciplina del diritto di recesso nel codice del consumo

Un nuovo spazio dedicato ai consumatori nel quale verranno pubblicati, a cura del Codacons Piemonte, articoli su tematiche consumeristiche allo scopo di informare i cittadini, consumatori ed utenti, su quelli che sono i propri diritti e le azioni per farli valere.

Disciplina del diritto di recesso nel codice del consumo

Messaggioda cerbero » dom 30 nov 2014, 23:09

LA NUOVA DISCIPLINA DEL DIRITTO DI RECESSO NEL CODICE DEL CONSUMO


Premessa: le definizioni e l’ambito di applicazione della nuova normativa

Il D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, di recepimento della Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori (c.d. consumer rights), disponendo la sostituzione in blocco dei relativi articoli (da 45 a 46), ha profondamente modificato la disciplina dettata dal Codice del Consumo in materia di contratti negoziati fuori dai locali commerciali e a distanza.
La nuova disciplina, come già in precedenza, si apre con alcuni articoli introduttivi dedicati alle definizioni (art. 45), all’ambito di applicazione (art. 46) e alle esclusioni (art. 47).
Le definizioni rappresentano la fedele trasposizione dell’art. 2 della citata direttiva ma mentre alcune sono meramente riproduttive di quelle già contenute nelle norme previgenti, altre, quali le definizioni di “bene” (art. 45, lett. c) “contratto negoziato fuori dai locali commerciali” (art. 45, lett. h) e “garanzia” (art. 45, lett. p), si presentano modificative rispetto alle precedenti, mentre altre ancora, quali le nozioni di “beni prodotti secondo le indicazioni del consumatore” (art. 45, lett. d), “contratto di vendita” (art. 45, lett. e), "contratto di servizio" (art. 45, lett. f), "contenuto digitale" (art. 45, lett. m), "locali commerciali" (art. 45, lett. i) e "asta pubblica" (art. 45, lett. o), costituiscono una vera novità.
In particolare, la fattispecie del “contratto negoziato fuori dai locali commerciali” risulta ampliata rispetto al passato in quanto include non solo il contratto concluso in luogo “diverso” dai locali commerciali (art. 45, lett. h) n. 1) ma anche il contratto concluso “nei” locali del professionista purché tale conclusione avvenga “immediatamente dopo che il consumatore è stato avvicinato personalmente e singolarmente in un luogo diverso dai locali del professionista” (art. 45, lett. h) n. 3).
Sicché, a differenza dell’art. 45 c. cons. ora abrogato, l’attuale nozione attribuisce rilevanza giuridica anche alla fase pre-contrattuale dando rilievo alle tecniche di “aggancio” del consumatore da parte del professionista.
Altre novità, le definizioni di “contratto di vendita” e di “contratto di servizio” che assumono particolare rilevanza in quanto determinano, come già avveniva prima, una diversa decorrenza del termine per l’esercizio del diritto di recesso.
I due contratti vengono ora definiti l’uno in positivo (il contratto di vendita: “qualsiasi contratto in base al quale il professionista trasferisce o si impegna a trasferire la proprieta' di beni al consumatore e il consumatore ne paga o si impegna a pagarne il prezzo, inclusi i contratti che hanno come oggetto sia beni che servizi”) l’altro in negativo (il contratto di servizio: “qualsiasi contratto diverso da un contratto di vendita in base al quale il professionista fornisce o si impegna a fornire un servizio al consumatore e il consumatore paga o si impegna a pagarne il prezzo”).
Nella nuova disciplina fa il suo esordio anche la definizione di “locali commerciali” di cui all’art. 45 lett. i). Nella nozione sono ricompresi, i locali immobili o mobili purché gli stessi siano adibiti alla vendita al dettaglio e il professionista vi eserciti, rispettivamente, su base permanente (n.1) o abitualmente (n. 2) la propria attività; viene così fugata ogni incertezza sull’applicazione della disciplina a protezione del consumatore, possibile in passato, legata ai contratti stipulati in strutture mobili e non dedicata abitualmente alla propria attività.
L’art. 46, comma 1, poi, definisce l’ambito di applicazione oggettivo della disciplina facendo riferimento a “qualsiasi contratto” concluso tra un professionista e un consumatore ivi compresi i contratti per la fornitura di acqua, gas, elettricità o teleriscaldamento (per i quali, peraltro, non era dubbia neppure in passato, l’applicazione della normativa in discorso). La norma offre, inoltre, una indicazione di tipo soggettivo, in quanto precisa che nella nozione di professionista sono ricompresi non solo i soggetti imprenditoriali privati ma anche quelli pubblici che agiscano nella fornitura di beni come soggetti privati (prodotti forniti su base contrattuale).
Infine, l’art. 47 c. cons. nell’elencare le esclusioni dall’ambito di applicazione della disciplina, ne ribadisce alcune e ne introduce delle nuove. Così la norma:
1. Le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo non si applicano ai contratti:
a) per i servizi sociali, compresi gli alloggi popolari, l'assistenza all'infanzia e il sostegno alle famiglie e alle persone temporaneamente o permanentemente in stato di bisogno, ivi compresa l'assistenza a lungo termine;
b) di assistenza sanitaria, per i servizi prestati da professionisti sanitari a pazienti, al fine di valutare, mantenere o ristabilire il loro stato di salute, ivi compresa la prescrizione, la somministrazione e la fornitura di medicinali e dispositivi medici, sia essa fornita o meno attraverso le strutture di assistenza sanitaria;
c) di attivita' di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario in giochi di fortuna, comprese le lotterie, i giochi d'azzardo nei casino' e le scommesse;
d) di servizi finanziari;
e) aventi ad oggetto la creazione di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti su beni immobili;
f) per la costruzione di nuovi edifici, la trasformazione sostanziale di edifici esistenti e per la locazione di alloggi a scopo residenziale;
g) che rientrano nell'ambito di applicazione della disciplina concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso", di cui agli articoli da 32 a 51 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79;
h) che rientrano nell'ambito di applicazione della disciplina concernente la tutela dei consumatori per quanto riguarda taluni aspetti dei contratti di multiproprieta', dei contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di scambio, di cui agli articoli da 69 a 81-bis del presente Codice;
i) stipulati con l'intervento di un pubblico ufficiale, tenuto per legge all'indipendenza e all'imparzialita', il quale deve garantire, fornendo un'informazione giuridica completa, che il consumatore concluda il contratto soltanto sulla base di una decisione giuridica ponderata e con conoscenza della sua rilevanza giuridica;
l) di fornitura di alimenti, bevande o altri beni destinati al consumo corrente nella famiglia e fisicamente forniti da un professionista in giri frequenti e regolari al domicilio, alla residenza o al posto di lavoro del consumatore;
m) di servizi di trasporto passeggeri, fatti salvi l'articolo 51, comma 2, e gli articoli 62 e 65;
n) conclusi tramite distributori automatici o locali commerciali automatizzati;
o) conclusi con operatori delle telecomunicazioni impiegando telefoni pubblici a pagamento per il loro utilizzo o conclusi per l'utilizzo di un solo collegamento tramite telefono, Internet o fax, stabilito dal consumatore.
2. Le disposizioni delle Sezioni da I a IV del presente Capo non si applicano ai contratti negoziati fuori dei locali commerciali in base ai quali il corrispettivo che il consumatore deve pagare non e' superiore a 50 euro. Tuttavia, si applicano le disposizioni del presente Capo nel caso di piu' contratti stipulati contestualmente tra le medesime parti, qualora l'entita' del corrispettivo globale che il consumatore deve pagare, indipendentemente dall'importo dei singoli contratti, superi l'importo di 50 euro.
Risultano esclusi alcuni importanti blocchi dei principali contratti dei consumatori (si pensi, in particolare, al credito al consumo e ai contratti a distanza di servizi finanziari -lett. n.-, alla multiproprietà -lett. h- , ai contratti turistici -lett. g- e ai contratti di trasporto passeggeri -lett m-) per i quali, tuttavia, esistono specifiche norme di protezione del consumatore analoghe a quelle qui in discorso.


Il “nuovo” diritto di recesso

Al diritto di recesso, specifico strumento e baluardo di tutela del consumatore in riferimento ai contratti a distanza e a quelli negoziati fuori dai locali commerciali del professionista, la riforma del Codice del Consumo introdotta dal D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, ha rivolto particolare attenzione.
In ragione della particolare aggressività che caratterizza le suddette categorie contrattuali, il legislatore ha, da lustri, predisposto uno speciale regime di tutela in favore del consumatore.
Difatti, in tali fattispecie contrattuali, il consumatore si trova spesso nell’impossibilità di effettuare un’analisi accurata del bene che intende acquistare ed è normalmente esposto a forme di sollecitazione suscettibili di condizionare le sue scelte commerciali, anche in relazione all’opportunità stessa di effettuare o meno l’acquisto.
Al fine di mitigare tale squilibrio contrattuale, tutto in favore del professionista, è riservato, pertanto, al consumatore il diritto di recedere dal contratto, senza penalità e senza che lo stesso debba esplicare alcuna motivazione.
La struttura dell’attuale diritto di recesso è contenuta negli artt. 52 e segg. del nuovo Codice del Consumo.
L’art. 52 sancisce e definisce il diritto di recesso e la tempistica da rispettare onde esercitare validamente tale diritto; negli articoli successivi vengono disciplinate l’ipotesi di mancato adempimento dell’obbligo d’informazione sul diritto di recesso (art. 53), le modalità di esercizio del recesso (art. 54), gli effetti di siffatto esercizio (art. 55), gli obblighi del professionista e del consumatore in caso di esercizio del diritto di recesso (artt. 56 e 57), gli effetti del recesso sui contratti accessori (art. 58) e le ipotesi di esclusione del diritto di recesso, nonostante ci si trovi in presenza di contratti negoziati fuori dai locali commerciali e di contratti a distanza (art. 59).
Il nuovo termine entro cui il consumatore può esercitare tale diritto è di 14 giorni, anziché di 10 giorni lavorativi, come previsti dalla precedente norma (art. 52).
Per i contratti di servizi, così come per i contratti di fornitura energetica, acqua, gas, teleriscaldamento, o di contenuti digitali non forniti su supporto materiale, la decorrenza del termine è stabilita a far data dalla conclusione del contratto; per i contratti di vendita, invece, dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso del bene.
Se con un solo ordine il consumatore acquista beni multipli (o in caso di consegna di un bene costituito da lotti o pezzi multipli), il termine per l’esercizio del diritto decorre dalla data di ricezione dell’ultimo bene (o dell'ultimo lotto o pezzo).
Nei contratti per la consegna periodica di beni, la decorrenza inizia dal momento in cui il consumatore riceve il primo bene.
Se il professionista non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, è previsto un rilevante prolungamento del termine che il consumatore ha per esercitare il diritto di recesso; tale termine, ai sensi dell’art. 53 del Codice del consumo, è stato fissato in 12 mesi (nella precedente formulazione dell’art. 65, il termine era di 60 e 90 giorni - rispettivamente dalla conclusione del contratto o dalla consegna del bene).
Il consumatore può esercitare il suo diritto di recesso utilizzando un apposito modulo, allegato al Codice del consumo (allegato I, parte B) o manifestando esplicitamente la volontà di avvalersi del predetto diritto con qualsiasi forma di dichiarazione (art. 54, Codice del consumo).
Il professionista, tramite il proprio sito web, può offrire al consumatore l'opzione di compilare e inviare elettronicamente il modulo di recesso tipo riportato all'allegato di cui sopra o una qualsiasi altra dichiarazione esplicita. In tali casi il professionista comunica senza indugio al consumatore una conferma di ricevimento, su un supporto durevole, del recesso esercitato.
L’onere della prova di aver esercitato il diritto di recesso incombe sul consumatore. A tal fine, fa fede la data di invio da parte del consumatore della comunicazione di recesso.
Esercitato il diritto di recesso da parte del consumatore, il professionista, che non ha più l’obbligo di eseguire il contratto, deve restituire i pagamenti ricevuti dal consumatore senza ritardo ed al massimo entro 14 giorni da quello di ricezione della comunicazione di recesso (invece dei 30 giorni previsti dall’art. 67, nella sua precedente formulazione, del Codice del consumo), utilizzando il mezzo di pagamento usato dal consumatore nella transazione iniziale, salvo diversa pattuizione intercorsa (art. 55, Codice del consumo). In ogni caso, il professionista non è tenuto a rimborsare i costi di spedizione supplementari, se il consumatore ha scelto una spedizione diversa da quella base.
Per i contratti di vendita, il professionista può trattenere il rimborso finché non abbia ricevuto i beni o il consumatore non abbia dimostrato di averli rispediti; tale restituzione deve avvenire entro 14 giorni dall’invio della comunicazione, con la quale il consumatore manifesta la volontà di esercitare il diritto recesso (art. 56, Codice del consumo).
Il consumatore sostiene solo il costo diretto della restituzione dei beni, purché il professionista non abbia concordato di sostenerlo o abbia omesso di informare il consumatore che tale costo è a carico del consumatore.
Per i contratti negoziati fuori dai locali commerciali in cui i beni sono stati consegnati al domicilio del consumatore al momento della conclusione del contratto, il professionista ritira i beni a sue spese se, per loro natura, questi non possono essere restituiti dal consumatore a mezzo posta.
Il consumatore resta responsabile della sola diminuzione del valore del bene determinata da una manipolazione diversa da quella necessaria per stabilirne la natura, le caratteristiche ed il funzionamento, salvo che non sia stato informato sulla possibilità di esercitare il diritto di recesso; in tal caso non risponde della diminuzione di valore del bene.
Per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, acqua e gas, in caso di recesso il consumatore non deve sostenere alcun costo se il professionista ha omesso di fornire informazioni in relazione al recesso oppure se la fornitura è iniziata durante il periodo di esercizio del diritto di recesso senza l’espressa richiesta formulata dal consumatore.
In relazione ai contenuti digitali non forniti su supporto materiale, il consumatore non dovrà sostenere alcun costo se non ha fornito il consenso ad iniziare la prestazione prima della fine del periodo di recesso (14 giorni), ovvero, nel prestare tale consenso, non era a conoscenza che così facendo avrebbe perso la facoltà di esercitare il diritto di recesso.
Alcun costo dovrà essere sostenuto dal consumatore anche nell’ipotesi in cui, trattandosi di contenuto digitale non fornito su un supporto materiale, il professionista non abbia fornito la conferma del contratto su supporto cartaceo o altro supporto durevole.
In forza dell’art. 58 codice consumo, se il consumatore esercita il suo diritto di recesso da un contratto a distanza o concluso fuori dei locali commerciali, eventuali contratti accessori sono risolti di diritto, senza costi per il consumatore -diversi da quelli già indicati in precedenza-.
La possibilità di esercitare il diritto di recesso da parte dei consumatori, ai sensi del novellato art. 59 Codice del consumo, è esclusa in caso di contratti di servizi, dopo la completa prestazione del servizio iniziata con l’espresso accordo di accettare la perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione da parte del professionista.
La stessa regola vale in caso di fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario non controllabili dal professionista; a forniture di beni su misura e/o personalizzati; a forniture di beni deteriorabili a scadenza rapida; a beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o di beni che dopo la consegna, per loro natura, si mescolano con altri beni; per la fornitura di bevande alcoliche il cui prezzo sia stato concordato all’atto della stipula del contratto, con consegna fissata dopo 30 giorni dalla stipula del contratto; per i lavori in cui il consumatore abbia chiesto espressamente la visita del professionista finalizzata ad urgenti riparazioni o manutenzioni.
Il diritto di recesso è altresì escluso per la fornitura di registrazioni audio o video, o di software informatici sigillati che siano stati aperti dopo la consegna; per la fornitura di giornali o periodici e riviste (ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura delle predette pubblicazioni); per la fornitura di alloggi con finalità non residenziali; per il trasporto di beni; per i servizi di autonoleggio; per i servizi di catering e relativi al tempo libero in cui la data o il periodo di esecuzione siano stati specificati.
Infine, per le forniture digitali effettuate su supporto non materiale, nell’ipotesi in cui l’esecuzione sia iniziata, il consumatore non potrà esercitare il diritto di recesso se abbia accettato l’inizio dell’esecuzione con la consapevolezza che così facendo avrebbe perso il diritto di recesso.


Conclusioni

Il fondamento e il fine ultimo del diritto di recesso all’interno del Codice del Consumo è quello di proteggere il consumatore dai rischi connessi alle particolari modalità di negoziazione generalmente impiegate dalle imprese che intendono collocare sul mercato determinati beni e servizi.
Garantendo ai consumatori il diritto di recedere dalle obbligazioni assunte e costringendo il professionista ad informarli in modo chiaro e trasparente circa l’esistenza di tale diritto e le modalità di esercitarlo, il legislatore intende non solo tutelare i consumatori, ma altresì incrementare, seppur in via indiretta, la conclusione di quei contratti tra professionisti e consumatori che, seppur con un tasso di rischio maggiore rispetto ai contratti conclusi all’interno dei locali commerciali, sono spesso di facile accessibilità e più vantaggiosi in termini economici.
In sostanza, consentire al consumatore di recedere dal contratto sulla base del mero ripensamento soggettivo entro un determinato termine ha l’effetto di riequilibrare le posizioni contrattuali, rispettivamente, di debolezza per il consumatore e di forza per il professionista.
Sicché, esercitando il diritto di recesso il consumatore è posto in condizione di non subire quegli effetti pregiudizievoli che gli derivano dall’aver adottato una decisione (la stipula del contratto) successivamente valutata erronea o comunque non supportata da un effettivo convincimento.
Le caratteristiche tipiche del diritto di recesso (breve termine di decadenza, carattere incondizionato e discrezionale del relativo esercizio, gratuità, indisponibilità) evidenziano l’estremo favore accordato al consumatore con il riconoscimento dello stesso.
In particolare, il connotato dell’indisponibilità del diritto ha come evidente conseguenza quella di impedire alle parti di inserire nel contratto clausole dirette ad escludere il diritto di recesso.


A cura di Codacons Piemonte ONLUS
Avv. Tiziana Sorriento e Avv. Adriano Scanga
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